Sempre meno nascite e un preoccupante dato
- Anteas Treviso
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Entro il 2050 un italiano su tre avrà più di 65 anni
di Alberto Franceschini - Presidente Anteas Treviso
Una transizione demografica senza precedenti
Culle sempre più vuote (con un tasso di fecondità fermo a 1,18 figli per donna) ed esplosione della terza età: l’Italia si prepara a diventare a tutti gli effetti il Paese dei "Longennials".
Entro il 2050, oltre un terzo della popolazione (34,6%) avrà più di 65 anni, mentre gli anziani non autosufficienti raggiungeranno la quota stimata di 5,5 milioni (pari al 10% della popolazione totale).
Una trasformazione epocale che impone di riorganizzare un Servizio Sanitario Nazionale (SSN) inizialmente nato per un’Italia più giovane e focalizzato sulla cura delle acuzie, ma che oggi deve far fronte a:
Cronicità e fragilità
Non autosufficienza
Solitudine e nuovi bisogni di cura
Una sanità pubblica in affanno
I dati del Country Report della Commissione Europea dipingono un quadro chiaro: la spesa sanitaria pubblica in Italia ristagna, limitandosi spesso a piccoli interventi settoriali anziché affrontare un riassetto strutturale.
Questo porta a una grave doppia disaffezione:
Rinuncia alle cure da parte dei cittadini: dal 6,3% del 2019 si è passati al 9,9% nel 2024, principalmente a causa delle lunghe liste d'attesa.
Fuga dei professionisti: solo nel 2025 oltre 6.000 infermieri si sono dimessi volontariamente. La densità infermieristica italiana resta inferiore di oltre il 20% rispetto alla media europea.
Il cambio di paradigma: da "Ospedale-Territorio" a "Territorio-Ospedale"
Per uscire dall'emergenza occorre ribaltare la prospettiva. Sebbene con i fondi del PNRR l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) abbia raggiunto l'11,3% di copertura nazionale (superando il target UE del 10%), i numeri quantitativi non bastano.
Se un anziano riceve in media solo 14 ore di assistenza all'anno, prevale una logica di interventi prestazionali e frammentati. La domiciliarità, invece, deve diventare un modello organizzativo, sociale e comunitario continuo.
Allo stesso tempo, il comparto delle RSA è sottoposto a enormi pressioni: aumento dei costi, tariffe non adeguate e carenza di personale. Non si possono considerare residenzialità, domiciliarità e territorio come mondi separati: serve una rete integrata.
Il ruolo chiave della Cooperazione Sanitaria e Sociale
In questo scenario, la cooperazione sanitaria rappresenta una colonna portante del sistema welfare:
Rappresenta il 30% delle imprese private del settore.
Genera 14,3 miliardi di euro di fatturato (32% del totale).
Occupa oltre 340.000 lavoratori (il 59% degli addetti del settore).
Gestisce oltre l'82% delle imprese domiciliari e semiresidenziali.
La cooperazione sociale e sanitaria è un’organizzazione del lavoro di cura orientata all’interesse generale. Mette al centro principi fondamentali: prossimità, professioni, mutualità, comunità e continuità della cura.
Verso un "Beveridge 2.0": la persona al centro
La sfida dei prossimi anni è compiere un vero salto evolutivo e passare dalla sanità dell’emergenza alla sanità della longevità:
Mettere al centro la persona e non le sole strutture.
Integrare medicina generale, farmacie dei servizi, sanità integrativa, prevenzione e salute mentale.
Valorizzare i dati e le tecnologie digitali, ricordando però che la prima infrastruttura sociale non è tecnologica, ma relazionale.
Per accompagnare la vita lunga e le fragilità non bastano le sole Case della Comunità: la rete sociale di Terzo Settore e Cooperazione è l’elemento chiave indispensabile per costruire il welfare del futuro.
Articolo a cura di: Alberto Franceschini – Presidente Anteas Treviso
Fonte: Rivista QUI TREVISO (Luglio - Agosto 2026)






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