CASE DELLA COMUNITÀ: COSA SONO E COSA CAMBIAPER IL CITTADINO
- Anteas Treviso
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Alberto Franceschini - Presidente Anteas Treviso
Articolo pubblicato sul mensile “Qui Treviso” – Giugno 2026
La sanità di prossimità sarà una vera opportunità solo se saprà mettere al centro le persone e il territorio.
Le Case della Comunità rappresentano uno dei pilastri della riforma sanitaria prevista dal PNRR e dovranno diventare il nuovo punto di riferimento della sanità territoriale anche nella provincia di Treviso.
Ma, secondo Alberto Franceschini, presidente di Anteas Treviso, la vera sfida non riguarda soltanto la realizzazione delle strutture o l’organizzazione dei servizi sanitari.
«Il rischio – sottolinea Franceschini – è quello di creare contenitori senza riuscire a costruire una vera comunità attorno ai bisogni delle persone.
Le Case della Comunità potranno funzionare davvero solo se sapranno coinvolgere cittadini, volontariato e territorio».
Le nuove strutture dovranno integrare assistenza medica, infermieristica, prevenzione, servizi sociali e presa in carico dei cittadini fragili, con l’obiettivo di ridurre il ricorso improprio agli ospedali e garantire una sanità più vicina alle persone.
Tuttavia, il percorso presenta ancora molte criticità: ritardi nell’attivazione, carenza di personale sanitario e incertezza sul coinvolgimento dei medici di famiglia.
Per Anteas, le Case della Comunità dovranno diventare anche luoghi di ascolto, orientamento e relazione sociale, aperti alla collaborazione con il Terzo Settore e il volontariato.
«La salute non è solo cura sanitaria – evidenzia Franceschini – ma anche vicinanza, accompagnamento e capacità di intercettare la fragilità prima che diventi emergenza».
Da qui il monito del presidente Anteas: senza una reale partecipazione delle associazioni e delle comunità locali, il rischio è che la riforma perda la sua funzione più importante, cioè costruire una sanità di prossimità realmente accessibile, umana e inclusiva.
Le Case della Comunità, conclude Franceschini, «devono diventare luoghi vissuti dalle persone e non semplici strutture amministrative. Solo così potranno rappresentare una vera risposta ai bisogni della popolazione, soprattutto degli anziani e dei più fragili».









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