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C'era una volta la sanità pubblica

Aggiornamento: 28 mag

Come dovrebbe cambiare l’assistenza sanitaria nel Veneto a partire dalle Case di Comunità

Nel secondo dei tre incontri “Per una primavera del volontariato”, organizzato da Anteas Treviso per le proprie associazioni aderenti al fine di offrire arricchimento e formazione, si è tenuta sabato una conferenza sullo stato di salute della nostra sanità pubblica.


Prima di dare la parola al relatore Ubaldo Scardellato, Alberto Franceschini, Presidente di Anteas Treviso, ha sottolineato l'importanza per le associazioni aderenti al coordinamento provinciale di Anteas Treviso di occuparsi di sanità.


Per le associazioni, occuparsi del sociale non riguarda solo la prevenzione attraverso attività di invecchiamento attivo, ma anche il sollecitare le amministrazioni comunali a intervenire al meglio per affrontare le criticità sociali che si verificano nel nostro territorio.


Franceschini ha inoltre sottolineato quanto sia importante che il terzo settore sia a conoscenza del mutamento della nostra Ulss 2 con l'avvento delle case di comunità e degli ospedali di comunità.


Il Dott. Ubaldo Scardellato ha iniziato il suo intervento fornendo una panoramica della situazione attuale nel nostro territorio, spiegando la differenza fra gli ospedali definiti Hub, dove sono presenti i servizi di pronto soccorso e i vari reparti di degenza (citando l'esempio del Ca' Foncello), e gli ospedali Spoke, che si occupano principalmente della medicina specializzata.


Con l'avvento delle Case di Comunità, anch'esse suddivise fra Hub aperti 24 ore su 24 e Spoke per 12 ore, si prevede l'istituzione di una ogni cinquantamila abitanti, all'interno dei distretti sanitari.


Il modello di Casa di Comunità che sarà implementato nel nostro territorio è il modello Hub, che avrà tre indirizzi: assistenza di base alle cure primarie (medici di base), assistenza specialistica ambulatoriale e diagnosi di laboratorio di base, e assistenza di base alle cure primarie pediatriche.


La Casa di Comunità sarà operativa all'interno dei distretti sanitari e ospiterà i medici di base in una struttura di medicina di gruppo, favorendo una filosofia di cura condivisa del paziente.


La Casa di Comunità sarà disponibile 24 ore su 24, permettendo di effettuare esami che attualmente richiedono una visita in ospedale. L'obiettivo è di gestire le piccole emergenze che attualmente sovraccaricano il pronto soccorso degli ospedali più vicini.


All'interno delle case di comunità, l'Ulss 2 prevede una AFT (Aggregazione Funzionale Territoriale) per garantire un'assistenza sanitaria continua, attraverso una struttura multifunzionale in cui più professionisti condividono le informazioni sul paziente per offrire le migliori cure possibili.


Per quanto riguarda l'assistenza ambulatoriale, saranno presenti specialisti per interventi spot, prese in carico a lungo termine o assistenza domiciliare.


La già esistente medicina di gruppo sarà integrata nelle case di comunità e interconnessa con l'assistenza ospedaliera.


Nelle Case di Comunità saranno presenti le COT (Centrale Operativa Territoriale), che si occuperanno della presa in carico del paziente anche attraverso cure domiciliari o palliative.


All'interno delle Case di Comunità sarà istituito il PUA (Punto Unico di Accesso), un centro prenotazioni per le visite necessarie.


Gli ATS (Ambiti Territoriali Sociali), gestiti dall'Ulss 2 e dalle assistenti sociali, mirano a individuare i casi di criticità all'interno del proprio comune o dei comuni che fanno parte del distretto sanitario di zona.


Scardellato ha concluso parlando degli ospedali di comunità, che si occuperanno dei pazienti quando escono da una degenza ospedaliera ma non sono ancora pronti per tornare a casa, o quando presentano criticità che non richiedono una degenza ospedaliera ma non possono essere gestite a domicilio.


Le case di comunità rappresentano un'opportunità di sviluppo del settore territoriale, digitalizzazione, integrazione ospedaliera, ospedali flessibili e recupero di strutture ospedaliere attualmente inutilizzate.


Le principali criticità risiedono nelle risorse disponibili e nel pericolo di istituire le Case di Comunità senza avere personale sufficiente.


Alberto Franceschini ha ringraziato il Dottor Scardellato e ha invitato le associazioni presenti a interloquire con i comuni dove operano per iniziare a ragionare insieme sui piani di zona.



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