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APPELLO DEL VOLONTARIATO ANTEAS ALLE FORZE POLITICHE PERCHÈ, NELLA PROSSIMA LEGISLATURA, SI IMPEGNI

Aggiornamento: 6 set 2022

Il Presente documento vuole richiamare l’attenzione delle forze politiche su quanto sta accadendo nel terzo settore italiano dove gli enti minori, quelli in forma associativa, che fino ad oggi hanno costituito l’asse portante della solidarietà nel nostro paese.


Volontariato organizzato: difficoltà e certezze


Il volontariato organizzato, dopo i decenni emergenti di fine Novecento, è in una transizione non scevra da segnali di disagio e difficoltà con il rischio di uno snaturamento di ruoli e funzioni. Nel nuovo secolo il fenomeno solidaristico si trova a dover difendere autonomia e identità, anche rispetto all’immagine riflessa dall’esterno, ed è in decrescita quantitativa: si contavano poco più di 44 mila OdV nel 2014, sono poco più di 36 mila nel 2019 mentre i nuovi volontari, in aumento, si distribuiscono nell’ampio spettro delle realtà di Terzo settore, non tutte a trazione solidaristica. Non poche OdV hanno dei problemi a iscriversi al Registro Unico Nazionale degli Enti di Terzo Settore (RUNTS), altre a continuare l’attività, e questo avviene in una contingenza difficile del Paese.

D’altra parte il volontariato, candidato a divenire “patrimonio immateriale dell’umanità”, è un “bene comune” da promuovere e tutelare. Durante la fase acuta della pandemia si è constatato quanto sia risorsa indispensabile per le nostre comunità, così come ha dimostrato capacità di intervento nel dare sostegno umanitario dei profughi della guerra in Ucraina, in linea con la sua cultura dell’accoglienza. Nell’emergenza il volontariato dei tanti gruppi si è rivelato incline al lavoro di rete, alla fattiva cooperazione con altri soggetti pubblici e privati, cosa che non sempre riesce a realizzare nell’ordinarietà del suo operare.

L’importanza del volontariato di singoli e di gruppi cresce con l’interesse per la comunità territoriale. I problemi odierni, unitamente alle difficoltà delle politiche pubbliche ad offrire soluzioni adeguate ad essi, stanno dando rilevanza alla comunità territoriale sia come luogo in cui affrontarli che come risorsa. Il volontariato è in prima linea nella comunità in cui opera per le sue caratteristiche di radicamento territoriale, di antenna sensibile ai bisogni e di tempestività dell’intervento. Oggi, più che in passato, il volontariato deve essere valorizzato come risorsa sussidiaria, autonoma e progettuale, cosa che è nel suo DNA da quando è fenomeno moderno, organizzato, interlocutore delle istituzioni e diffusore di solidarietà e di beni relazionali. È questa la sua visione da promuovere e da difendere anche come patrimonio culturale del Paese.


Il volontariato e le norme che lo ingabbiano


Non è forse discutibile l’idea di un codice che disciplini in modo stringente il volontariato dato che il suo valore risiede nell’essere libera manifestazione dell’autonomia delle persone? Il Codice del Terzo settore ha fatto intrusione nel mondo del volontariato mentre avrebbe dovuto lambirlo per rispettarne la sfera di autonomia e liberarne le potenzialità più profonde. Le organizzazioni solidaristiche hanno una dimensione pubblicistica ma non sono enti ausiliari, sono soggetti di iniziativa autonoma, almeno finché non entrano in un regime di convenzione con l’ente pubblico.


Il volontariato e la Riforma del Terzo Settore


La Riforma del Terzo Settore ha preso avvio con la legge delega n. 106/2016 e si è concretizzata con l’emanazione del Codice del Terzo Settore (D. Lgl. n. 117/2017). Per la parte relativa al volontariato essa presenta molti limiti e rivela più svantaggi che vantaggi. Il disegno riformatore sembra in linea con un movimento di pensiero che si è affermato nel nuovo secolo per cui il volontariato organizzato della fase propulsiva degli anni ’80 e ’90, non è più così necessario. Esso avrebbe in sostanza esaurito il suo compito nella fase nascente del Terzo settore così che la scena ora spetta alle realtà che producono servizi sempre più de-pubblicizzati in un welfare indebolito e decentrato.


Il Codice del Terzo Settore sembra prenderne atto considerando l’organizzazione di volontariato alla stregua di ogni altro ente di Terzo settore, senza un profilo distintivo per vocazione e valori. D’altra parte, a distanza di 6 anni, la Riforma del Terzo settore non è stata completata: mancano degli adempimenti necessari, mentre permangono incertezze sul grado di adesione alla nuova disciplina da parte della composita platea di soggetti che la riforma si riprometteva di “riordinare” nel suo complesso. Sta aumentando da più parti la consapevolezza che è necessaria una riflessione ulteriore sull’attuale impianto normativo per mettere a fuoco possibili “correzioni” migliorative.

Il dibattito apertosi con l’ Appello al Presidente della Repubblica che porterà a formulare una proposta di emendamenti al Codice del Terzo Settore da consegnare ai soggetti di rappresentanza politica che nella prossima legislatura intendono impegnarsi su questo terreno.

Si tratta così di recuperare l’anima e la ragione d’essere del volontariato organizzato che opera con autonomia e responsabilità solo nel pieno riconoscimento della sua identità e delle sue funzioni, che invece il Codice del Terzo Settore ha trascurato.

E’ pertanto necessario apportare alcune modifiche al D.Lgs. n. 117/2016 per recuperare ruolo e contributo specifico del volontariato nell’ambito del Terzo settore. Il focus della proposta si basa, in particolare, su cinque punti:


Ri-affermare il valore-requisito della gratuità coniugata con la solidarietà


La gratuità deve però essere in linea con la finalità della solidarietà. I due requisiti-valore sono coesistenti nel volontariato insieme alla libera e spontanea adesione, differenziandosi dalle organizzazioni non profit o di Terzo settore che contemplano la gratuità degli aderenti ma senza la solidarietà a vantaggio di terzi oppure operano con solidarietà ma senza gratuità. Dall’inizio di questo secolo abbiamo assistito ad una crisi identitaria del volontariato proprio a seguito di una distorta o confusa comprensione della gratuità. Da qui l’interesse per la dimensione economica del volontariato, considerato, come in generale il non profit, produttore di beni e servizi, di nuova occupazione e di PIL, generando anche una definizione spesso impropria di volontario, estesa ad un’ampia platea di soggetti (“polimorfismo” del volontariato).


Ri-centralizzare il volontariato organizzato che può essere forza politica di cambiamento se valorizzato nelle “sue peculiari missioni, culturale e politica, a cui corrispondono funzioni di difesa dei diritti dei cittadini (advocacy) e dei beni comuni, di anticipazione e sperimentazione di nuovi interventi, di diffusione della cultura della solidarietà e di allargamento della partecipazione democratica”.


Si tratta di ribadire la specificità del volontariato e dell’azione volontaria in un Terzo settore a vocazioni e specializzazioni diverse, evitando altresì ibridazioni improprie tra le diverse realtà organizzative. Una di queste è il sussistere di organizzazioni di volontariato che sono di fatto delle realtà imprenditoriali. E’ necessario intervenire sul Codice per salvaguardare la presenza “prevalente e determinante” dei volontari nelle OdV abbassando l’attuale soglia dei lavoratori impiegati (da 1 ogni 2 volontari a meno di 1 ogni 3) per contrastare il passaggio da un volontariato operativo ad un volontariato produttore professionale di servizi che genera non poche distorsioni nel funzionamento di una OdV. La Riforma dovrebbe fare chiarezza definendo esattamente che cosa è una organizzazione imprenditoriale rispetto ad una organizzazione non imprenditoriale e stabilendo una soglia di discrimine.

  1. Ridurre l’appesantimento burocratico sulle OdV e gli adempimenti di controllo per le molte piccole e medie OdV che non gestiscono servizi. Altrimenti essi rimangono fuori dal RUNTS perché non hanno convenienza ad iscriversi o possibilità di farlo, subendo così una doppia penalizzazione: perdono il titolo di OdV e la possibilità di fruire dei Centri di Servizio per il Volontariato. Le OdV che non gestiscono servizi in convenzione dovrebbero avere un ingresso facilitato al RUNTS, ma se poi crescono in struttura e attività potranno allinearsi alle prescrizioni del Codice, passando da OdV a OdV-ETS.

  2. Offrire un sostegno economico e logistico alle organizzazioni di volontariato perché possano operare con autonoma progettualità. Si tratta di istituire un apposito fondo nazionale a cui le singole OdV possono attingere, previa presentazione del bilancio preventivo annuale indicante le spese generali, nonché del bilancio consuntivo, approvato dall’assemblea degli aderenti. E’ così possibile liberare le piccole-medie OdV dalla dipendenza strumentale nei confronti di finanziatori pubblici o privati e dalla affannosa ricerca di bandi a progetto che minano la loro autonomia di progettazione e le distraggono dalla vera progettazione sul campo. Il moltiplicarsi di bandi standardizzati per piccoli progetti è l’equivalente moderno dei fondi che nella seconda metà del secolo scorso gli enti pubblici distribuivano a pioggia.

  3. Precisare il ruolo del volontario nelle diverse realtà del Terzo settore a tutela della sua specifica funzione e del suo peculiare apporto, evitando che dietro la retorica del volontario singolo vi possa essere un suo uso strumentale per perseguire obiettivi produttivi piuttosto che solidaristici. Va ribadito che i volontari non sono da confondere con i lavoratori subordinati né sono risorsa sostitutiva, magari usufruendo di rimborsi spese forfettarie o di indennizzi; essi operano con autonomia su obiettivi complementari a quelli meramente produttivi. Inoltre i volontari devono partecipare alla governance delle realtà di Terzo settore in cui operano per dare un apporto originale al perseguimento dell’interesse generale.


In conclusione, il volontariato è un fenomeno sociale che non può essere ingabbiato in lacci e lacciuoli normativi o considerato per delle funzioni improprie, vuoi quella esclusivamente produttiva, quella meramente sostitutiva o di “ammortizzatore sociale”.

È fenomeno di partecipazione che sa essere utopico e profetico quanto pragmatico e concreto nel suo intento di cambiamento perché


“La nostra utopia è di cercare insieme quanto è possibile e non è ancora stato inventato per umanizzare la società in cui viviamo”.


2 settembre 2022


Treviso Via Cacciatori del Sile 23 b tel. 800 379340 info@anteas.tv.it



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