DAL 1 GENNAIO LE NOVITÀ DELLA RIFORMA DEL TERZO SETTORE CHE TANTI NON HANNO CAPITO
- Anteas Treviso
- 11 minuti fa
- Tempo di lettura: 5 min
Articolo Qui Treviso – Marzo 2026
di Giampaolo Zorzo
Dal 1 gennaio 2026 parte il nuovo regime fiscale per le organizzazioni no profit, iscritte al Runts. Odv, Aps, Ets, Ef, Enc, dovranno tener conto delle nuove disposizioni fiscali che le riguardano.
Intervista ad Alberto Franceschini, presidente Anteas Treviso
Questa del Terzo settore, -inizia Franceschini- e dopo vedremo perché viene così chiamato, è una realtà radicata nella società che dal 1 Gennaio 2026 ha acquisito piena dignità grazie a una Riforma di cui si parla da anni, e finalmente trova piena applicazione.
Intanto chiariamo che la denominazione Terzo settore è un’invenzione americana per dare un nome a tutte quelle iniziative che vengono per loro dopo il primo che è per loro il mercato e il secondo lo stato una concezione quella americana che lo pone come una realtà che c’è ma che anche non ci fosse sarebbe lo stesso.
Nel nostro paese le cosiddette Organizzazioni del Terzo settore esistono dal 1200 con le confraternite di matrice francescana che si chiamavano OMI Organizzazioni a movente ideale. Da noi non c’è mai stata una concezione bipolare Stato e Mercato ma un ordine sociale con tre pilastri Stato, mercato e Comunità.
La riforma del terzo settore entrata in vigore nel 2017 alla quale sono seguiti svariati decreti attuativi e altri ne seguiranno, costituisce una rivoluzione per l’intero terzo settore visto che si è passati dal regime concessorio al regime di riconoscimento. Infatti all’Art.2 viene detto “E’ riconosciuto il valore e la funzione sociale degli enti del terzo settore”, prima di allora in Italia era lo Stato che dava la possibilità, a te associazione di volontariato o impresa sociale, di agire”.
Si sono anche ottenute agevolazioni sul piano fiscale, superando difficoltà derivanti da limiti europei.
“In Europa c’era qualcuno che diceva: se questi enti producono beni o servizi devono anche loro pagare l’IVA. Questo principio ora è stato in sede europea modificato, considerando che se l’ente vende per finanziare le proprie attività e i propri scopi istituzionali, su quello non paga l’IVA.
Rimane peraltro aperta la questione che riguarda la tassazione che in questi giorni ha fatto insorgere le Pro Loco. Anche in questo caso però un’attenta lettura della normativa rispetto alla quale è in corso una consultazione su una bozza di circolare dell’Agenzia delle Entrate si deciderà il da farsi soprattutto in merito alla valorizzazione del “lavoro” dei Volontari che andrebbe considerato come tale”.
Tutti questi sono vantaggi che vanno bene, certo, però sono piccola cosa rispetto a un punto fondamentale: qual è l’applicazione della sentenza della Corte costituzionale n.131 del 26 giugno del 2020.
“Sono passati ormai cinque anni e molti ancora non si rendono conto della sua portata rivoluzionaria infatti:
Riconosce l’importanza del terzo settore: La Corte Costituzionale ha sottolineato l’importanza del terzo settore nella società italiana, ribadendo che queste organizzazioni svolgono un ruolo fondamentale nel sociale e nello sviluppo del Paese.
Stabilisce un quadro normativo più chiaro e inclusivo: La sentenza stabilisce un quadro normativo più chiaro e inclusivo per il terzo settore, che consentirà alle organizzazioni di beneficiare di un regime più equo e meno discriminatorio.
Offre una visione più ampia delle organizzazioni non lucrative: La sentenza offre una visione più ampia delle organizzazioni non lucrative, che sono considerate parte integrante del terzo settore e che svolgono un ruolo importante nel sociale e nello sviluppo del Paese”.
Vi è un altro aspetto la cui importanza è stata fino ad ora sottovalutata dalla Pubblica Amministrazione e non sufficientemente approfondita dal Terzo Settore si tratta della Co-programmazione una vera sfida politica per il Terzo settore.
“Nell’area del welfare -prosegue il presidente di Anteas- in particolare applicare il principio della co-programmazione, vuol dire che l’ente pubblico deve mettersi al tavolo con le espressioni della società civile il Terzo Settore e decidere assieme le politiche sociali.
La sentenza è di cinque anni fa ma manca ancora una normativa che ne dia piena attuazione Questa è la vera battaglia, non tanto gli sgravi fiscali, pur importanti!
Obiettivi, priorità, risorse da decidere assieme, allora le cose cambieranno davvero.
Ma non bisogna confondere la co-progettazione con la co-programmazione. Nel primo caso l’ente pubblico decide e poi ci si confronta su come attuare, nel secondo si decide assieme”.
Trasparenza: cosa cambia davvero col RUNTS
(Registro Unico Nazionale Terzo Settore)
“Dalle associazioni che coinvolgono esclusivamente volontari alle cooperative che danno lavoro a soggetti svantaggiati, dalle fondazioni culturali alle società di mutuo soccorso. Cos’è che accomuna enti così diversi, impegnati in settori molto differenti tra loro, tanto da farli rientrare in un Registro unico nazionale del Terzo settore?
La varietà delle forme di enti del Terzo settore è una ricchezza, ciò che tiene insieme questi soggetti sono tre punti comuni:
il rifiuto di perseguire l’obiettivo del profitto;
la produzione di bene sociale, cioè risultati socialmente rilevanti non solo per i membri dell’ente;
la presenza di motivazioni intrinseche: faccio perché credo nel valore di ciò che faccio, e non, ad esempio, per ottenere un vantaggio economico”.
Iscriversi al RUNTS è obbligatorio?
“Assolutamente no, ma è necessario se si vogliono ottenere i benefici fiscali previsti dalla legge. C’è però un significato più profondo: l’iscrizione serve a rendere trasparente l’azione di questi enti, vuol dire mettersi in rete per cui qualunque cittadino può andare a verificare la composizione sociale e anche il bilancio.
Un’altra regola da rispettare riguarda la democrazia interna, tra cui l’alternanza delle cariche. È una questione di trasparenza. Chi non si iscrive non vuol dire che ha degli scheletri nell’armadio ma che bisognerebbe ridurre gli adempimenti burocratici, per agevolare questo percorso”.
Ci parli del peso economico del Terzo settore.
“In termini numerici, il Terzo settore nella società e nell’economia italiana Pesa molto, l’Italia è il Paese europeo che ha la più alta presenza di enti del Terzo settore, che determinano dal 9 al 10% del PIL e danno occupazione a circa 3 milioni di persone, tra cui molti soggetti svantaggiati.
Ma il contributo più importante è il fatto che queste organizzazioni creano l’amicizia civile diffondono la cultura del bene comune. Sono un elemento di aggregazione sociale, senza il quale la situazione sarebbe disastrosa, soprattutto per le persone più deboli.
Non si deve pero correre il rischio che la solidarietà venga delegata a queste organizzazioni come purtroppo avviene in America. Lo Stato invece deve accettare la co-programmazione. I responsabili degli enti, però, devono prepararsi, studiare, per incidere su questi tavoli dove si attua la co-programmazione.
Se tu, ente del Terzo settore, capisci che puoi incidere sul processo decisionale in ambito sanitario, scolastico, assistenziale, troverai un motivo in più per riorganizzarti al tuo interno e aumentare il tuo tasso di presenza, anziché mantenerti in una posizione residualista. Allora succederà una vera rivoluzione”.
Una nuova società della gratuita e del dono contrapposta alla società del profitto e possibile se il terzo settore diventerà protagonista nello sviluppo di questa nuova società?
“Se noi togliamo il dono come gratuità, -conclude Franceschini- la società va verso il declino. Non si tratta di essere contro lo Stato o il mercato: questi due elementi ci vogliono ma non bastano, vanno completati con la diffusione del principio di gratuità, che investe il mondo delle relazioni.
Il dono non va confuso con la donazione: la donazione è un oggetto, il dono è una relazione interpersonale è il riconoscimento dell’altro nella donazione questo non avviene.
Questo le idee stanno conoscendo un nuovo rinascimento e il mondo del Terzo settore dovrebbe prenderle maggiormente in considerazione”.
Alberto Franceschini - Presidente Anteas Treviso





Commenti