IL SOCIALE NON PUÒ ESSERE RIORGANIZZATO SULLA CARTA
ATS CON VENT'ANNI DI RITARDO. IL MOTIVO? LA BUROCRAZIA
di Alberto Franceschini, presidente Anteas Treviso
(pubblicato sul mensile Qui Treviso, numero di ottobre)
La presa di posizione dell'Anteas nasce in rappresentanza delle oltre 70 associazioni affiliate radicate nel territorio, quotidianamente accanto a persone, famiglie e comunità. Proprio per questo Anteas ritiene necessario intervenire sulle modalità con cui viene ridisegnata l'organizzazione dei servizi sociali nella Provincia di Treviso.
Dopo oltre vent'anni dalla legge 328 del 2000, finalmente si arriva alla costituzione degli Ambiti Territoriali Sociali (ATS). Ma è difficile non rilevare come questo percorso sia arrivato con un ritardo enorme e soprattutto come la sua concreta attuazione rischi oggi di tradire lo spirito originario della legge.
La legge 328 del 2000 aveva già indicato con chiarezza la necessità di organizzare il sistema sociale attraverso una dimensione territoriale adeguata, capace di favorire programmazione, integrazione dei servizi e collaborazione tra i Comuni. Per oltre vent'anni, tuttavia, questa impostazione non ha trovato una vera attuazione strutturale.
L'accelerazione è arrivata anche perché, con le risorse europee destinate al contrasto della povertà, l'organizzazione per Ambiti è diventata di fatto indispensabile per poter accedere ai finanziamenti. È stato questo uno dei principali elementi che ha spinto il sistema verso una riorganizzazione che avrebbe dovuto essere realizzata molto prima.
Nel 2018 è arrivata una prima normativa in materia, alla quale, solo diversi anni dopo, è seguita la vera riorganizzazione del sistema sociale attraverso l'istituzione degli ATS. Vent'anni di ritardo sono già troppi. Ma il problema è che, arrivati finalmente alla riforma, si rischia di partire con il piede sbagliato.
Ambiti da oltre 300 mila abitanti: una dimensione lontana dalla logica della 328
La scelta della dimensione territoriale degli ATS lascia infatti forti perplessità. La logica della legge 328 del 2000 era quella di costruire ambiti territoriali di dimensioni tali da consentire una gestione associata efficace, mantenendo però un rapporto sufficientemente diretto con i territori e con i cittadini. Si ragionava, indicativamente, su dimensioni intorno ai 100 mila abitanti.
Nel nostro territorio, invece, si è scelto di costruire Ambiti di dimensioni enormemente superiori: l'ATS di Treviso supera i 300 mila abitanti, mentre gli altri due si collocano poco al di sotto di questa soglia.
Una scelta che pone una domanda semplice ma fondamentale: un territorio di oltre 300 mila abitanti può davvero essere considerato una dimensione adeguata per organizzare servizi sociali che devono essere vicini alle persone, alle famiglie e alle comunità? La risposta, a nostro avviso, è tutt'altro che scontata.
La soluzione agli Ambiti troppo grandi? I sotto-Ambiti. Ma così aumenta la burocrazia
La conseguenza di questa impostazione è stata la necessità di individuare dei sotto-Ambiti, nel tentativo di mantenere una dimensione territoriale più vicina alle realtà locali. Ma qui emerge una contraddizione evidente.
Se un Ambito è troppo grande per funzionare efficacemente, creare al suo interno ulteriori livelli organizzativi non significa necessariamente risolvere il problema. Il rischio concreto è quello di costruire una struttura sempre più complessa: ATS, sotto-Ambiti, coordinamenti, procedure e livelli decisionali aggiuntivi. Una macchina amministrativa che potrebbe diventare più pesante e costosa, senza produrre automaticamente servizi migliori.
Non vorremmo che, dopo vent'anni di attesa, la grande riforma del sociale si traducesse semplicemente in una grande riforma della burocrazia.
Il punto non è come dividere le carte, ma come migliorare i servizi
La questione non è difendere un particolare assetto amministrativo o contestare a priori la collaborazione tra Comuni. Il punto è un altro: gli ATS devono essere valutati sulla loro capacità di migliorare concretamente la vita delle persone.
La legge 328 del 2000 aveva un obiettivo preciso: costruire un sistema integrato di interventi e servizi sociali, superando frammentazioni e disomogeneità e garantendo risposte più efficaci ai bisogni delle persone. Se alla fine del percorso avremo invece territori enormi, ulteriormente suddivisi in sotto-Ambiti, più tavoli, più coordinamenti e più procedure, ma gli operatori continueranno a essere in difficoltà e i cittadini continueranno ad avere difficoltà ad accedere ai servizi, non potremo dire di aver raggiunto l'obiettivo della riforma.
Chiediamo:
Una verifica dell'adeguatezza delle dimensioni degli ATS, alla luce della necessità di garantire servizi realmente vicini ai cittadini;
Una valutazione dell'effettivo ruolo dei sotto-Ambiti, affinché non diventino semplicemente nuovi livelli burocratici;
La semplificazione delle procedure e dei livelli decisionali, evitando sovrapposizioni di competenze;
Un rafforzamento degli organici e delle professionalità sociali, perché nessuna riorganizzazione amministrativa può sostituire il lavoro degli operatori;
Un monitoraggio concreto degli effetti della riforma, misurando non il numero di organismi creati, ma la qualità, l'accessibilità e l'omogeneità dei servizi offerti ai cittadini;
Soprattutto, un confronto vero con i Comuni, gli operatori del sociale e le comunità locali, prima che l'assetto organizzativo diventi definitivo.
Per questo riteniamo necessario che la Regione e i soggetti coinvolti nella costituzione degli ATS non considerino l'attuale assetto come intoccabile. Dopo più di vent'anni, non possiamo limitarci a dire che finalmente gli ATS sono stati costituiti. Dobbiamo chiederci se sono stati costruiti bene.
Perché il successo di questa riforma non si misurerà dal numero degli Ambiti, dei sotto-Ambiti o degli organismi di coordinamento che avremo creato. Si misurerà da una cosa molto più semplice: se una persona fragile, una famiglia in difficoltà, un anziano, un minore o una persona con disabilità troveranno domani una risposta più rapida, più efficace e più vicina rispetto a quella che ricevono oggi.
Questo era lo spirito della legge 328 del 2000. E questo deve rimanere il vero obiettivo degli ATS. Dopo vent'anni di ritardo, non possiamo permetterci di sbagliare la direzione.




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